Lavorare educando al paesaggio

“Tra le nuove frontiere della ricerca, che includono quelle delle professioni del futuro, senza dubbio due temi sono preponderanti: il primo riguarda le risorse energetiche, il secondo i rifiuti. Quello energetico arriva
da lontano, guarda al futuro e tratta della prossima possibile mancanza di risorse; il secondo è invece legato all’eccesso di risorse, quanto meno di quelle alimentari, le plastiche, gli oggetti, ogni altra cosa che l’umanità oggi produce e poi consuma e che creano spazzatura. Spazzatura: un termine che un tempo indicava qualcosa di normale nel ciclo di vita delle cose, oggi riguarda una montagna di problemi umani, sociali, economici, ambientali, paesaggistici.

(…) Risposte articolate e non univoche, ossia non solo tecniche, ma progettuali nel senso più estensivo del termine, tese cioè ad includere sia le questioni ambientali, urbanistiche e paesaggistiche, che sociali e di interesse collettivo, volte a prefigurare un’esperienza che si collochi, all’avanguardia, nel nuovo segmento di ricerche e progetti che questo tema offre. La modesta, ma ingombrante montagna di rifiuti di Zuclo, il piccolo / grande “bubbone” ambientale di una Comunità attenta al suo territorio, nel giro di alcuni anni, con un progetto guidato da ricerca, sperimentazione progettuale e sensibilità amministrative, potrà diventare un luogo di educazione alla natura, al riciclo, al paesaggio, al verde inteso come elemento di ricongiunzione tra natura e costruito.

Questo è l’avvio di un percorso rinnovato, una nuova accezione e sperimentazione del modo di pensare e fare l’urbanistica, e il progetto che ne consegue, che vede l’ecologia come strumento mediano e necessario al ripensamento di ogni azione di trasformazione. Uno strumento che mette le reti naturali, e il pericolo della loro riduzione, ad includere tra i temi del progetto contemporaneo, quelli del rifiuto, dello scarto, dei luoghi marginali e del degrado, necessari per il ripensamento di un modello di società in cui sia la natura a guidare il passo di crescita - e viceversa non più l’uomo a sacrificarla – e il paesaggio il protagonista di una ricomposizione delle parti sconnesse e degradate, in una visione unitaria di qualità che rifiuti il banale e la quantità come sole necessità legate alla parola “crescita”. “

Pino Scaglione, in “Rifiuti”, libro che raccoglie gli esiti della ricerca.